"Nei caffè c'era un gran rumore, gli specchi scintillavano al fuoco dei
lumi a gas; i coltelli risuonavano sui tavoli di marmo; alla porta, i
poveri, battendo i denti, si alzavano sulle punte dei piedi per vedere i
ricchi mangiare; mi mescolavo a loro e con lo stesso sguardo osservavo i
fortunati della terra; ero geloso della loro banale gioia, poichè ci
sono giorni in cui si è tristi e si vorrebbe esserlo ancora di più [...]
Qual è dunque questo dolore inquieto, di cui si è fieri come del genio e
che si nasconde come un amore? Non se ne parla a nessuno, lo si tiene
solo per noi, lo si stringe al petto e lo si bacia tra le lacrime.
Eppure, di che lamentarsi? E chi ci rende così cupi nell'età in cui
tutto sorride? Non abbiamo forse amici devoti, una famiglia di cui siamo
l'orgoglio, stivali di vernice, un cappotto imbottito? Rapsodie
poetiche, ricordi di cattive letture, iperboli retoriche, ecco ciò che
sono tutti questi grandi dolori senza nome; ma la felicità non sarà
forse soltanto una metafora inventata in un giorno di noia?
Ne ho a
lungo dubitato, oggi non ne dubito più".
GUSTAVE FLAUBERT
Novembre
Henri de Toulouse-Lautrec * Ritratto di Suzanne Valadon