domenica 29 giugno 2014

Strappo nel cielo di carta

"Mi lasci dire. Oreste sentirebbe ancora gli impulsi della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi, gli andrebbero lì, a quello strappo donde ora ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cader le braccia [...]
"Beate le marionette su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi! Non perplessità angosciose, nè ritegni,nè intoppi, né ombre, né pietà: nulla! E possono attendere bravamente e prender gusto alla loro commedia e amare e tenere se stesse in considerazione e in pregio, senza soffrir mai vertigini o capogiri, poichè per la loro statura e per le loro azioni quel cielo è un tetto proporzionato".

                                                      L. PIRANDELLO
                                                 Il fu Mattia Pascal


                                    Illustrazione di Gabriel Pacheco

e io appartengo a questa penna e a questo taccuino...



«Mi alzavo in piedi e guardavo fuori sui tetti di Parigi e pensavo: "non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi fare altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai". Allora finalmente scrivevo una frase sincera, e poi continuavo da lì. Era facile, allora, perchè c'era sempre una frase sincera che conoscevo o avevo visto o avevo sentito dire da qualcuno. Se cominciavo a scrivere in modo complicato, o come uno che introduce o presenta qualche cosa, scoprivo di poter tagliare quella voluta o quel fronzolo e gettarlo via e cominciare con la prima frase semplice e sincera che avevo scritto. Su in quella stanza decisi che avrei scritto un racconto su ogni cosa che conoscevo [...] fu sempre in quella stanza che imparai a non pensare a nulla di ciò che stavo scrivendo dal momento in cui smettevo al momento in cui riprendevo il giorno dopo».
                                                       ERNEST HEMINGWAY
                                                       Festa Mobile 

Naked poetic sensivity

"Nei caffè c'era un gran rumore, gli specchi scintillavano al fuoco dei lumi a gas; i coltelli risuonavano sui tavoli di marmo; alla porta, i poveri, battendo i denti, si alzavano sulle punte dei piedi per vedere i ricchi mangiare; mi mescolavo a loro e con lo stesso sguardo osservavo i fortunati della terra; ero geloso della loro banale gioia, poichè ci sono giorni in cui si è tristi e si vorrebbe esserlo ancora di più [...] Qual è dunque questo dolore inquieto, di cui si è fieri come del genio e che si nasconde come un amore? Non se ne parla a nessuno, lo si tiene solo per noi, lo si stringe al petto e lo si bacia tra le lacrime. Eppure, di che lamentarsi? E chi ci rende così cupi nell'età in cui tutto sorride? Non abbiamo forse amici devoti, una famiglia di cui siamo l'orgoglio, stivali di vernice, un cappotto imbottito? Rapsodie poetiche, ricordi di cattive letture, iperboli retoriche, ecco ciò che sono tutti questi grandi dolori senza nome; ma la felicità non sarà forse soltanto una metafora inventata in un giorno di noia?  
Ne ho a lungo dubitato, oggi non ne dubito più".      

GUSTAVE FLAUBERT
                                                           Novembre

Henri de Toulouse-Lautrec * Ritratto di Suzanne Valadon