domenica 20 luglio 2014
Manifesto Letterario
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| In pic: Magritte nel suo studio_1936 |
C’è che, quando veniamo asserviti a questa logica, è
quasi impossibile scalzarla e ri-approcciarci al testo come fossimo tabule
rase. Apriamo un libro e ci troviamo le bandelle, il risguardo, poi la prima di
copertina, la quarta, un colophon, non più delle belle pagine ruvide su cui
sfregare i polpastrelli delle dita – felici quanto Amelie che infila la mano nel sacco di grano! − , apriamo un libro di Pavese e
scopriamo informazioni molto intime, sulla sua vita privata; non solo
quando ma soprattutto come è morto, suicidato per amore così si
dice, con quante donne ha avuto delle avventure sessuali, quante pasticche di
psicofarmaci assumeva ogni giorno. Con i
poeti va anche peggio: leggiamo i loro versi e, anziché lasciarsi trasportare dalla
musica delle parole, la ridondante eco degli schemi metrici risuona come un
martello nelle nostre teste: “come scorrea la calda sabbia lieve” A “Per entro
il cavo della mano in ozio” B “Il cor sentì che il giorno era più breve” A.
Qui la parola d’ordine è SUGGERIRE. Lasciarsi suggerire
dalle parole e lasciare che le parole ci suggeriscano emozioni. Proust
affermava che “ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello
scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore
per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto
in se stesso”. Per lo stesso evidente motivo per il quale questa frase non ha
bisogno di commenti, questo blog non proporrà recensioni o chiose. Soltanto
parole che non sono nate per essere giudicate o sezionate come animali al
macello ma, semplicemente, interpretate. L’arte è tale perché offre numerose
vie di interpretazione. Davanti a un Mondrian io ci vedo ancora la tovaglia che
rammendava mia nonna i pomeriggi in cui rincasavo dall’asilo, ma per chi il De
Stijl è uno dei movimenti cardine su cui si impernia l’arte contemporanea non
me ne voglia: Mondrian è quello che è anche perché ha aperto porte, lasciato al
suo pubblico la possibilità di decodificare le sue opere a piacimento.
In questo blog, poi, l’altra parola chiave è METATESTUALITA’,
perché io credo che questa sia la più efficace modalità di conoscenza da
mettere in atto. Il che equivale a dire che alla conoscenza degli artisti – di tutti
i “generi”: pittori, scultori, scrittori (…) – arriviamo tramite gli artisti
stessi.
Io ho conosciuto Hemingway non durante quella calda estate
della 3^ liceo in cui ci propinarono i suoi “Quaranta racconti”, ma quando sono
entrata nel museo Picasso di Barcellona con la giusta dose di curiosità in
tasca, la sana voglia di lasciarmi incuriosire dai suoi quadri e dunque dalla
vita che si celava dietro di essi; vita che si è intrecciata con quella di
tanti altri “nomi” tra cui lo stesso Hemingway, Modigliani, Scott Fitgerald,
Cezanne, Ezra Pound, Gertrude Stein… e io ora li penso
insieme a ballare can can nella Belle Epoque.
Siamo fanciullini davanti al testo. Io voglio che tutto sia
myse en abime, che ci lasciamo prendere per mano da questi grandi,
intromontabili artisti e da quelli nuovi che sono appena emersi dalla sabbia o
che la stanno ancora ingoiando per arrivare alla deriva di una qualche
visibilità meritata ma martoriata dagli
sforzi immani per raggiungerla.
Proviamo a vederli come tante piccole matrioske e poi
facilmente potrà crollare la distinzione tra poeta, scrittore, artista,
creatore, musicista e anche uomo “comune”. Siamo tutti accomunati da qualcosa
di piacevolmente indefinibile; la chiamano arte ma forse è semplicemente Vita.
O forse, sono parole diverse per dire la stessa cosa.
©SeTA.
sabato 19 luglio 2014
Keep on singing 'JOY'
Canta la gioia! Io voglio cingerti
di tutti i fiori perché tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa magnifica donatrice!
Canta l'immensa gioia di vivere,
d'esser forte, d'essere giovine,
di mordere i frutti terrestri
con saldi e bianchi denti voraci,
di por le mani audaci e cupide
su ogni dolce cosa tangibile,
di tendere l'arco su ogni
preda novella che il desìo miri,
e di ascoltare tutte le musiche,
e di guardare con occhi fiammei
il volto divino del mondo
come l'amante guarda l'amata,
e di adorare ogni fuggevole
forma, ogni segno vago, ogni immagine
vanente, ogni grazia caduca,
ogni apparenza ne l'ora breve.
Canta la gioia! Lungi da l'anima
nostro il dolore, veste cinerea
GABRIELE D'ANNUNZIO
Canta la gioia
lunedì 7 luglio 2014
Così si gioca la Vita, tra demoni e meraviglie...
Démons et merveilles
Vents et marées
Au loin déjà la mer s'est retirée
Démons et merveilles
Vents et marées
Et toi
Comme une algue doucement carressée par le vent
Dans les sables du lit tu remues en rêvant
Démons et merveilles
Vents et marées
Au loin déjà la mer s'est retirée
Mais dans tes yeux entrouverts
Deux petites vagues sont restées
Démons et merveilles
Vents et marées
Deux petites vagues pour me noyer
***
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata al vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi
Vents et marées
Au loin déjà la mer s'est retirée
Démons et merveilles
Vents et marées
Et toi
Comme une algue doucement carressée par le vent
Dans les sables du lit tu remues en rêvant
Démons et merveilles
Vents et marées
Au loin déjà la mer s'est retirée
Mais dans tes yeux entrouverts
Deux petites vagues sont restées
Démons et merveilles
Vents et marées
Deux petites vagues pour me noyer
***
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata al vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si è ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi
JACQUES PRéVERT
Sables Mouvants
sabato 5 luglio 2014
Going beyond the hedge
"Dev'essere importante che un giovanotto sempre intento a studiare, a voltar pagine, a cavarsi gli occhi, facesse la sua grande poesia nei momenti in cui usciva al balcone o sotto il cespuglio o sul tavolo o in verde zolla (Silvia, Infinito, Vita Solitaria, Ricordanze). La poesia nasce non dall'our life's work, dalla normalità delle nostre occupazioni, ma dagli istanti in cui leviamo il capo e scopriamo con stupore la vita. (Anche la normalità diventa poesia quando si fa contemplazione, cioè cessa di essere normalità e diventa
Foto Rodney Smith©
prodigio). Qui si capisce perchè l'adolescenza è grande materia di poesia. Appare in noi - uomini - come istante in cui non avevamo ancora chinato il capo alle occupazioni".
*_Per me: venerdì, le grigie sette di mattina in città, tra le mani un caffè nero e fumante finito troppo alla svelta. Godere di un unico sorso di appagamento e poi... sul fondo della tazza notare che era rimasto tutto lo zucchero...
Foto Rodney Smith©
prodigio). Qui si capisce perchè l'adolescenza è grande materia di poesia. Appare in noi - uomini - come istante in cui non avevamo ancora chinato il capo alle occupazioni".
CESARE PAVESE
Il mestiere di vivere
16 aprile '39
*_Per me: venerdì, le grigie sette di mattina in città, tra le mani un caffè nero e fumante finito troppo alla svelta. Godere di un unico sorso di appagamento e poi... sul fondo della tazza notare che era rimasto tutto lo zucchero...
specchi e spicchi di me
"Desidero e insieme temo, quel momento della mia vita in cui mi troverò sola con me stessa e con un pezzo di carta, e non farò altro che scrivere. Non oso ancora, non so perchè [...] Questo render conto di se stessi; questo sentir continuamente il bisogno di scrivere, e non osare ancora uscire allo scoperto [...] Da qualche parte in me ci sono una malinconia, una tenerezza e anche un po' di saggezza che cercano una forma. A volte mi passano dentro dialoghi, immagini e figure, atmosfere. QUESTO IMPROVVISO AFFIORARE DI QUALCOSA CHE DOVRA' DIVENTARE LA MIA VERITA'. QUESTO AMORE PER GLI ALTRI CHE DOVRA' ESSERE CONQUISTATO [...] IN ME STESSA. C'è ancora una falsa timidezza che mi impedisce di confessarlo. La ragazza che non sapeva inginocchiarsi e che pure lo aveva imparato, sul ruvido tappeto di cocco di una disordinata camera da bagno. Ma sono faccende intime [...] vorrei poter rappresentare in tutte le sue sfumature questo processo interiore, la storia della ragazza che aveva imparato a inginocchiarsi".
ETTY HILLESUM
Diario 1941-1943
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