e io appartengo a questa penna e a questo taccuino...
«Mi alzavo in piedi e guardavo fuori sui tetti di Parigi e pensavo: "non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi fare altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai". Allora finalmente scrivevo una frase sincera, e poi continuavo da lì. Era facile, allora, perchè c'era sempre una frase sincera che conoscevo o avevo visto o avevo sentito dire da qualcuno. Se cominciavo a scrivere in modo complicato, o come uno che introduce o presenta qualche cosa, scoprivo di poter tagliare quella voluta o quel fronzolo e gettarlo via e cominciare con la prima frase semplice e sincera che avevo scritto. Su in quella stanza decisi che avrei scritto un racconto su ogni cosa che conoscevo [...] fu sempre in quella stanza che imparai a non pensare a nulla di ciò che stavo scrivendo dal momento in cui smettevo al momento in cui riprendevo il giorno dopo».
ERNEST HEMINGWAY
Festa Mobile
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